martedì 12 giugno 2012

Come finirà

Diciamoci la verità, è il 12 giugno piove da due mesi e stamane c'erano 14 gradi.
La gente non ne può sinceramente più.
Un signore nella terrazza di un café vicino casa nostra (vorrei aprire una riflessione: qui chiamano terrazza quello che in Italia chiamiamo dehors, quanto male dovremmo ancora fare al mondo?) era sotto la pioggia, con la sua chitarra, cantava in un inglese un po' trascinato mentre la pioggia diluiva il suo whisky liscio.
Avrei voluto sedermi con lui, annegare nei luoghi comuni, nel pop cantato male e in liquori stranieri.
Avrei voluto una giornata piena di nostalgia e silenzio e banalità rassicuranti come una pagina di Hemingway.
Ho una giornata con il cappotto zuppo che comincia a fare cattivo odore, dentro la biblioteca Truffaut (che è dentro Les Halles, interrata e senza una finestra), con una traduzione in francese da finire e la sceneggiatura di Quai des Orfèvres di Clouzot che mi guarda dall'altra parte del tavolo e mi parla ancora di liquori stranieri, nostralgia, e tutto il resto.
Finirà che stasera usciremo a mangiarci una pizza.
Non fosse altro che la parola whisky è troppo ricorrente oggi.