martedì 21 agosto 2012

Un po' Terzani e un po' Kapuściński

Ho comprato un nuovo taccuino.
Immagino il giorno in cui tutto sarò diverso.
In cui un po' Terzani e un po' Kapuściński farò le mie valigie.
Ieri ho trovato vicino casa una penna ancora nuova di zecca e un libro "La vie mode d'emploi" di Perec e l'ho preso per un segno se non del destino di qualcosa.
Ho portato tutto a casa con me.
La penna mi serve per scrivere sul mio nuovo taccuino.
Leggo quasi esclusivamente Delerm e uso la parola creux per parlare di questi giorni, dell'aria trattenuta fra il collo e la pancia.
Mi dicevano una volta che chagrin è intraducibile in italiano, come se i sentimenti fossero una questione linguistica.
Nel mio armadio c'è un maglione nuovo. Verde, vecchio, non è il mio.
Mi sta bene, sembra la mia taglia.
Mi sono ricordata che volevo scrivere per essere libera.
Libera di andare tornare partire restare ricordare dimenticare. Guardare il mondo e trovare un posto.
Lo avevo dimenticato.
Ascolto i Nirvana come quando avevo 14 anni.
So dove andare, non ancora come.
Ma il come è la strada, il mistero, il maglione verde, il silenzio, l'assenza, i veri ricordi, i finti ricordi, il passato e il presente.
Il futuro no.
Quello è ancora lì. Fra il collo e la pancia. Uno di quei fiori che trovi in campagna che hanno un rigonfiamento sotto la corolla, sono pieni di polline e pronti ad esplodere.
Basta toccarli.
Plaf!